Da Assisi a Foligno

Distanza: 18,9 km. – Asfalto: 14,29 km. – Sterrato: 4,61 km. - tempo di percorrenza: 5,5 ore - Difficoltà: facile

altezza massima: 486 mt. - Partenza: 360 mt. – arrivo: 235 mt. – dislivello(+): 430 mt. – dislivello(-): 500 mt.

Avvertenze

Tappa facile senza difficoltà in un territorio altamente antropizzato e quindi provvisto di tutti i servizi necessari. Da non sottovalutare però, nei periodi estivi, la calura della bassa quota e lunghi tratti esposti al sole.

Descrizione

Si parte dalla Basilica di San Francesco e si attraversa tutto il centro storico di Assisi fino all’uscita di Porta Nuova. Si prosegue in discesa per Via Madonna dell’Olivo per circa 400 mt. per poi imboccare a sinistra Via San Benedetto. Dopo 1300 mt. si imboccano Via Fosso delle Carceri, Via Borghettaccio e Via Fonte l’Abate. La strada sterrata si adagia pianeggiante ai confini del Parco del Monte Subasio offrendo una vasta panoramica sulla valle sottostante. Dopo circa 3 km. inizia la discesa: si svolta decisamente a destra e dopo 170 mt. di nuovo a sinistra. Dopo un ampia curva a sinistra, lasciandosi a destra l’abitato di Collicello, si raggiunge uno snodo di strade sterrate; girare stretto a destra per poi prendere subito la stradina che scende a sinistra – Via Renaro -, fino ad incrociare una strada asfaltata che si percorre per circa 300 mt.. Quindi girare a sinistra su sterrato che dopo 1,3 km. incrocia la Via degli Ulivi. La strada ritorna ora di nuovo pianeggiante ed attraversa uliveti secolari fino a raggiungere, dopo 3 km., il centro abitato di Spello. Attraversato il centro storico, raggiungere l’uscita di Porta Consolare e girare a sinistra per Via Consolare; dopo 200 mt. prendere a destra per Via Giacomo Brodolini e dopo circa 1 km. proseguire per Via Spineto fino al sottopasso della superstrada Assisi-Foligno (2,7 km.). Raggiunta Via Firenze, una delle arterie principali della città di Foligno, si procede in direzione centro per 1,8 km fino ad incrociare il ponte sul fiume Topino.

Assisi e San Francesco


San Francesco, battezzato Giovanni, nasce ad Assisi nel 1182 da Pietro di Bernardone, commerciante di “panni franceschi”. Giovane allegro, ma mai superficiale, amante della bella vita, generoso e sensibile, a vent’anni partecipa alla battaglia di Collestrada nella quale viene catturato dai Perugini e costretto a scontare un anno di prigionia. Tornato a casa, si ammala di una grave e lunga malattia che segna profondamente il suo animo sensibile fino a renderlo inquieto. Inizia così il suo cambiamento. Nel 1204 una spedizione militare lo spinge all’avventura cavalleresca. Sogna, si arma, parte. Torna, dopo aver lasciato armi e cavallo presso Spoleto, fra la derisione della gente e l’umiliazione della famiglia che lo vedono come un visionario sconfitto. Ad un anno dal rientro l’incontro e l’abbraccio con un lebbroso cambiano la sua percezione della vita e lo ispirano ad intraprendere il cammino che lo porterà a diventare il Santo che ha cambiato le sorti d’Europa e del Mondo. “Va’ e ripara la mia casa” è l’esortazione del Santo Crocefisso. Lui ne fa il suo vessillo e da allora si dedica non solo alla ricostruzione della piccola pieve di S. Damiano, in rovina, ma anche alla riedificazione dell’intera Chiesa. Lunghi giorni di solitudine e privazioni diventano il suo martirio d’evangelizzazione; da Assisi vaga per l’Italia e per il mondo per tornare malato e morente nel 1226, anno in cui terminano i suoi giorni terrestri e iniziano quelli celesti.

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La Basilica di San Francesco e le 7 chiese

02A soli 2 anni dalla morte, Francesco viene dichiarato Santo da Papa Gregorio IX. I suoi frati iniziarono la messa in opera di una nuova chiesa in suo onore. Venne consacrata nel 1253, ma la basilica inferiore era già pronta dal 1230, anno in cui vi fu traslato e nascosto il suo corpo. Molti furono gli artisti che vennero chiamati ad affrescare la Basilica fra i quali Cimabue e Giotto. Questa imponente costruzione non è l’unica chiesa legata a S. Francesco e al francescanesimo; ricordiamo San Damiano, la Porziuncola, l’Eremo delle Carceri, Santa Chiara, Santa Maria degli Angeli e la Cattedrale di San Rufino, primo Vescovo e Martire di Assisi.

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L’Oratorio del Pellegrino

03L’Oratorio dei Pellegrini ad Assisi è una testimonianza di quanto già nel Medioevo fosse vivo il fascino del pellegrinaggio sul Cammino di Santiago. Lo stesso Francesco d’Assisi, secondo la tradizione, avrebbe compiuto il pellegrinaggio sulla tomba dell’apostolo Giacomo nel 1214. Il ciclo di affreschi di Pierantonio Mezzastris (1477) che riveste l’interno dell’Oratorio racconta il “gran miracolo del pellegrino“, una storia medievale molto gustosa verificatasi in Spagna a Santo Domingo de la Calzada, lungo il cammino per Santiago. La figlia di un locandiere tentò di sedurre, senza riuscirvi, il giovane Hugonell che, assieme ai suoi genitori, si stava recando dalla Germania in pellegrinaggio a Compostella. Per vendicarsi del rifiuto nascose nella bisaccia del ragazzo una coppa d’argento e fece in modo che venisse trovata. Il giovane fu accusato di furto e impiccato. Il padre e la madre, di ritorno dal pellegrinaggio, trovarono il corpo del figlio ancora appeso alla forca e lo piansero, ma il ragazzo li confortò dicendo loro che era ben vivo perché San Giacomo lo stava sostenendo per i piedi. I genitori corsero dal giudice per dargli la notizia, ma questi, intento a banchettare, non volle creder loro, asserendo che il reo era morto come i galletti arrosto imbanditi alla sua mensa. Immediatamente i galletti si destarono con un sonoro canto e il giovane venne allora restituito ai suoi genitori.

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Curiosità francescane

Ad Assisi, gli armadi della Sagrestia della Basilica di San Francesco conservano numerose reliquie del Santo tra cui figurano: la bolla pontificia con la quale il papa Onorio III approvò la Regola Francescana nel 1223, una laude del Creatore scritta di mano dal Santo, un corno d’avorio donato dal Sultano d’Egitto a Francesco, il quale se ne serviva per radunare i fedeli e vari indumenti appartenuti al Santo, fra cui i calzari di feltro confezionatigli da Santa Chiara per nascondere le sacre stigmate.
Fra i 28 meravigliosi affreschi di Giotto che narrano la vita di San Francesco nella Basilica di Assisi, ce n’è uno in cui si vede il Santo che appare ai suoi compagni su un carro di fuoco. Questa visione i frati l’ebbero un giorno nella Chiesa di San Rufino mentre San Francesco era intento a pregare.

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Parco Regionale del Monte Subasio

Superata Assisi, il Cammino Francescano della Marca percorre fino a Spello le pendici del Monte Subasio, protetto dal 1995 dall’Ente Parco Regionale. Il monte, caratteristico per la forma ellittica e famoso per il suo profilo a “dorso di tartaruga”, sin dai tempi delle popolazioni umbre, è stato sempre visto come luogo di misticismo e sacralità, tradizione poi continuata con i numerosi eremi benedettini e francescani che lo costellano. Tra i fenomeni geologici più importanti e ben visibili troviamo il Mortaro Grande, il Mortaro Piccolo e il Mortaro delle Trosce. Il loro appellativo deriva dalla somiglianza con l’omonimo utensile domestico, il mortaio. Diversi altri fenomeni carsici interessano il massiccio, fra i quali numerose fosse. Molti sono anche i cosiddetti “spechi”, gole frastagliate usate dai monaci benedettini e francescani per i loro momenti d’isolamento o per la costruzione di veri e propri eremi.

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La via degli Ulivi

La suggestiva e panoramica via degli Ulivi, che si percorre per arrivare a Spello, segue un itinerario sul fianco del Subasio con lievi saliscendi. La vista sulla valle Umbra, le pendici del Subasio e l’affaccio sui borghi in lontananza la rendono gradevole allo spirito e all’anima fin dall’antichità, quando il poeta latino Properzio veniva qui ad ispirarsi. Attorno ulivi secolari a perdita d’occhio incorniciano l’antico sentiero. Se percorso durante il periodo primaverile le ginestre in fiore scandiranno il passo con odori e colori che solo la macchia mediterranea può regalare. Questo tratto è anche detto della Santa Angela da Foligno, popolarmente conosciuta come Beata Angela, che lo percorse qualche giorno prima della solennità di San Francesco (4 ottobre 1291), accompagnata da un gruppetto di persone pie da lei scelte, tra le quali un uomo di Foligno da lei convertito ad una vita di penitenza e di povertà. Angela si recava ad Assisi con uno scopo ben preciso; voleva pregare San Francesco affinché intercedesse con Dio per ottenere “di poter sentire Cristo, di poter osservare perfettamente la regola francescana e di riuscire a vivere e morire da povera”. La strada tra Foligno e Assisi, passando per Spello è di soli 15 km e neppure faticosa, ma quel giorno alla Beata le sembrò interminabile perché la pellegrina si attardò a conversare con qualcosa di invisibile che continuamente le impediva di avanzare.

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Spello

Bandiera Arancione dei borghi più belli d’Italia e città rinomata per la qualità dell’olio. Fondata dagli umbri divenne presto parte della Repubblica Romana e fu denominata da Cesare “Splendidissima Colonia Julia”. Ancora oggi l’arco di Augusto rifulge e richiama a sé migliaia di turisti. Le antiche mura romane sono state inglobate in quelle medievali, ma in molte zone si riescono ancora ad intravedere. Divenne un importantissimo centro militare e logistico poiché collocata sulla via Flaminia (strada consolare costruita intorno al 220 a.C. dal console Gaio Flaminio). Era l’unica strada che, attraverso il territorio umbro e dell’ager gallicus, fungeva da collegamento con l’Italia settentrionale e quindi con tutte le popolazioni di origine celtica stanziate nel Nord. Rimase un punto strategico per lunghi secoli, anche durante le cosiddette invasioni barbariche. In seguito, Spello divenne un centro rinomato del Ducato di Spoleto. Nei secoli del Gotico fiorito e del Rinascimento molti artisti affrescarono le sue chiese. Tra i numerosi affreschi degni di nota sono quelli del Pinturicchio. Tra gli eventi della Spello contemporanea ricordiamo quello del Corpus Domini, quando la città diventa policroma grazie alle infiorate, quadri e tappeti composti da petali di fiori e realizzati a terra in un percorso di 2 km nel centro storico.

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Santa Maria Maggiore in Spello

La chiesa di Santa Maria Maggiore sorge, come molte delle strutture più antiche di Spello, su un edificio romano: essa infatti venne eretta sull’esistente tempio di Giunone e Vesta. In un primo momento fu consacrata alla Natività e solo in seguito a Santa Maria Maggiore. Gestita dall’Ordine Benedettino Camaldolese fino al declino dello stesso, divenne proprietà del clero diocesano che, sfruttando il ricco patrimonio ereditato, potette permettersi nel XV sec. le opere del Pinturicchio, ammirabili ancora oggi in tutto il loro splendore. Tra gli affreschi del pittore che decorano la Cappella Baglioni, si nota una soave “Annunciazione”. Il dipinto riproduce un’ariosa stanza in cui la Vergine riceve umilmente l’annuncio dell’Angelo. Alle pareti di questa stanza è possibile ammirare un quadro con il ritratto di un giovane uomo raffigurante lo stesso Pinturicchio. La parrocchia di Santa Maria Maggiore offre inoltre una serie di servizi gratuiti per i pellegrini: un refettorio con tavoli e panche che permette una confortevole sosta per rifocillarsi con acqua e caffè, servizi igienici e un ufficio per il timbro sulla credenziale.

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