Da Muccia a Pievefavera

Distanza: 19,7 km. – Asfalto: 5,02 km. – Sterrato: 6,27 km. – Sentiero: 8,41 km. - tempo di percorrenza: 6 ore - Difficoltà: facile

altezza massima: 529 mt. - Partenza: 460 mt. – arrivo: 415 mt. – dislivello(+): 600 mt. – dislivello(-): 650 mt.

Avvertenze

Tappa piuttosto facile con diversi saliscendi. Solo in un punto si potrebbe incontrare qualche difficoltà: dopo la chiesa romanica di San Giusto di San Maroto si scende per un sentiero di terra che in periodi di pioggia trattiene l’acqua creando pozzanghere e scivolosità del terreno. Per quanto riguarda il dormire e il mangiare, nel borgo di Pievefavera ci sono solo una casa vacanza ed un ristorante sul lago (300 mt., sentiero) : gli alberghi/ristorante si trovano nella vicina frazione di Caccamo sul lago (1,8 km.) o a Caldarola (3,8 km.)

Descrizione

Dal centro di Muccia si attraversa la statale 77 per percorrere la parallela Via della Piane che attraversa l’abitato di Giove e raggiunge l’intersezione con la provinciale per Visso (1,9 km.). La si attraversa e si imbocca la strada sterrata di fronte che conduce al complesso architettonico di Villa Maddalena; lo si lascia sulla destra per imboccare un sentiero che dopo 1,3 km. arriva al Monastero di San Francesco di Pievebovigliana. Da qui si prosegue per strada asfaltata fino a raggiungere ed imboccare il sentiero del lungo lago di Polverina. Giunti all’abitato di Polverina ci si mantiene alla destra del Chienti imboccando un sentiero sulla destra poco prima del ponte che conduce all’abitato di San Giusto. Appena oltrepassato il cimitero si prende il sentiero che scende a sinistra e porta a un guado sul torrente, oltre il quale si prosegue per strada sterrata mantenendosi sulla destra per circa 1,2 km.; si raggiunge di nuovo il fondovalle scendendo per sterrato parallelo alla superstrada e si risale quindi all’abitato di Valdiea. Si attraversa il piccolo borgo in salita ed al bivio di strade sterrate sulla sommità si prende a sinistra: dopo circa 500 mt. si gira ancora a sinistra per imboccare il sentiero che incrocia la strada sterrata che conduce al piccolo abitato di Fiungo (2,1 km). Si prosegue poi per il sentiero che conduce alla chiesa di Madonna del Sasso e che continua fino a raggiungere la frazione di Valcimarra (3,1 km). Dalla piazzetta della frazione si scende su strada asfaltata per 100 mt. e si prende un sentiero che sale ripido a destra attraversando un uliveto su terreno di pietrisco fino a raggiungere l’imbocco di una strada sterrata che scende a sinistra e conduce a Pievefavera (2,2 km).

Muccia

08 MucciaAbitata fin dal Neolitico la leggenda vuole che Muccia sia stata fondata da Muzio Scevola, l’aristocratico romano celebre per l’eroico gesto della mano bruciata di fronte al comandante etrusco Porsenna. A questo episodio leggendario anche il Comune di Muccia ha voluto dare il suo tributo coniando lo stemma araldico comunale in cui è raffigurata una mano posta su di un braciere; tuttavia la vera origine toponomastica rimane incerta. La prima vera documentazione storica di Muccia si ha nell’XI sec. quando, lungo il fiume Chienti, si iniziano a costruire numerosi mulini per le granaglie poi fortificati intorno al XIII sec. dai Varano di Camerino. Oltre al piccolo ma delizioso centro storico, abbracciato dal fiume Chienti, da visitare sono la parrocchiale di San Biagio, edificata su un’antica chiesa abbaziale custode di una statua lignea policroma di San Sebastiano (XV secolo) di pregevolissima fattura e gli affreschi di Andrea de Magistris che decorano la chiesa di Santa Maria di Varano.

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Maddalena di Muccia

Crocevia di importanza strategica, Maddalena di Muccia è stata fin dall’antichità per pellegrini, viandanti e mercanti la porta delle due principali direttrici che dalle Marche conducevano in Umbria. Da una parte la val di Chienti verso Foligno e dall’altra la Valnerina che, passando per Visso, raggiunge Terni. Anche per i viator motorizzati della contemporaneità resta un importante svincolo con tutti i servizi connessi: aree di servizio, negozi, alberghi, ristoranti e centri commerciali. Il nome deriva da un delizioso borgo privato, Villa Maddalena, accanto al quale transita il cammino. All’interno vi è una chiesa dedicata alla Maddalena, inglobata successivamente nella villa che venne edificata nel XVII sec. su un insediamento preesistente. Fu il Cardinale Angelo Giori, originario di Capodacqua di Pieve Torina, Maestro della Camera Apostolica, ad ordinarne la costruzione. Il Cardinale fu molto legato al Papa Barberini salito al soglio col nome di Urbano VIII, al punto che nella villa ricorre spesso lo stemma araldico del Papa con le sue tre api.

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Chiesa Convento di S. Francesco di Pievebovigliana

02 S. Francesco PieveboviglianaUscendo dal sentiero che costeggia il fiume Chienti, appena entrati in Comune di Pievebovigliana, in località Pontelatrave, il Cammino Francescano della Marca transita a fianco del convento di S. Francesco. Secondo la tradizione è stato fondato intorno al 1215 dallo stesso Santo nei boschi in cui trovò riparo riposando e pregando. La chiesa nei secoli subì alcune modifiche ed ampliamenti e quella che è possibile ammirare oggi risale al XIV secolo. L’adiacente convento, affacciato su un suggestivo chiostro, è stato costruito, invece, nel corso del Settecento. L’interno presenta navate a capriate, bifore, absidi ed un arco trionfale gotico. All’esterno si trova un pozzo, citato anche nei Fioretti, presso il quale, San Francesco tramutò l’acqua in vino per dissetare gli operai che erano impegnati nella costruzione dell’edificio. Oggi la struttura è privata e spesso chiusa. Inserita nel contesto delle residenze storiche viene aperta, su richiesta, per gruppi di pellegrini che comunque devono provvedere in autonomia ad attrezzarsi il giaciglio per la notte. Per contatti rivolgersi a Maria Molinaro 339.5947901.

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Castello del Beldiletto

Tra il 1371 e il 1381 i Varano, signori di Camerino, costruiscono, nella pianura sottostante, il castello di Beldiletto, sontuosa e splendida residenza estiva della potente famiglia. In queste sale, riccamente affrescate, nel 1382 sono stati ospitati Luigi I d’Angiò e Amedeo VI di Savoia. Nel 1419, il castello viene conquistato da Carlo Malatesta, signore di Rimini,, il quale viene successivamente sconfitto dagli stessi Varano con l’aiuto di Braccio da Montone. Nel 1510 vi soggiornò Papa Giulio II con tutto il suo seguito composto da ben 7 cardinali e 200 uomini d’arme. Qui si trova la Chiesa di S. Maria Assunta la cui cripta è rimasta intatta dalle varie vicende e risale ai secoli a cavallo fra il XI e il XII. La parte superiore della chiesa fu completamente ricostruita e poi restaurata nel XIX sec. Nella sala più grande del castello sono visibili i resti di un vasto ciclo pittorico del XV sec. in cui Roberto il Guiscardo, suo figlio Ruggero Re di Napoli e Tancredi d’Altavilla insieme a oltre sessanta cavalieri sono protagonisti di gesta cavalleresche.

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San Giusto in San Maroto

04 San Giusto in san MarotoLa chiesa di San Giusto è uno dei monumenti più importanti del romanico marchigiano. Sorge tra i secoli XI e XII. La particolare struttura della chiesa, a pianta circolare con quattro absidiole radiali, sormontata da una cupola senza centine di sostegno, ha alimentato numerose congetture sulla sua nascita.
Per la realizzazione si suppone l’arrivo di esperte maestranze dall’Oriente, in particolare dalla Siria. Alla sua tradizionale lettura come chiesa fondata intorno all’anno Mille si contrappone l’ipotesi di un padiglione da caccia, funzionante anche come osservatorio astronomico, risalente al periodo carolingio e voluto dallo stesso Carlo Magno. L’interno è coperto da una cupola, non presenta un ambulacro anulare ed è il risultato di un delicato gioco di soluzioni ed equilibri geometrici. Al suo interno, che è completamente disadorno, è conservata una Madonna del Rosario ed una Madonna in Trono con Bambino della seconda metà del XIII sec. La croce, invece, è della prima metà del Cinquecento. Il campanile presenta una muratura meno regolare, aggiunta in seguito; nel suo vano terreno sono visibili degli affreschi della fine del XIV sec. Al complesso appartengono anche la sacrestia e la canonica costruite nel corso del Trecento. Suggestivo è anche il cortile interno: un prato terrazzo che si affaccia sui Sibillini a cui si accede da un portale. Luogo delizioso per un ristoro all’ombra e con fresca acqua del fontanile. La chiesa è aperta solo di domenica in occasione delle celebrazioni ma è visitabile anche nei giorni feriali telefonando preventivamente alla custode Cimini Alessandra 339.8990553.

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Fiungo

05 Rocca Varano vista dai piani di FiungoQuando il cammino si inoltra nel boscoso versante nord del Monte Fiegni, nascosto dalla visibilità del fondo valle, si trova un pianoro e lì c’è un piccolissimo borgo in gran parte ridotto a rudere: Fiungo. In epoca medievale qui si ergeva un castello sotto il controllo dei Da Varano. Oggi tuttavia del castello non vi è traccia, ma è straordinario come questo luogo ameno, difficilmente raggiungibile in auto, sia ancora abitato tutto l’anno da una sola anziana nobildonna: la signora Franca che qui vive in compagnia dei suoi cani! Il suo isolamento volontario ha radici familiari antiche, anche suo padre abitava qui da solo prima della sua dipartita da questo mondo, e ora sua figlia ne ha ereditato il posto. Franca conosce ogni angolo segreto di Fiungo e, specie nelle fredde e innevate giornate d’inverno, fraternizza con gli animali selvatici del luogo: istrici, tassi, volpi, cinghiali e perfino lupi. Il suo sorriso e la sua gentilezza non vengono mai lesinati a chi passa davanti casa sua a piedi e spesso i pellegrini sono accolti in cucina per un buon caffè o per un bicchiere d’acqua.

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Eremo di S. Benedetto in Saxo Latronis

06 Saxo LatronisAttraversato Fiungo, proseguendo in direzione Ascoli Piceno, tra il fogliame del bosco spesso fa capolino, in alto su uno sperone di roccia, un maestoso rudere a picco sulla valle: è l’eremo di S. Benedetto, detto anche dei frates latrones. La sua postazione strategica permetteva di visualizzare tutti i convogli e le carovane che transitavano a fondo valle e fu rifugio di alcuni disperati della guerra greco-gotica e di certi nobili decaduti che si unirono in una banda chiamata appunto frates latrones. Costoro scendevano a valle vestiti da frati, si avvicinavano ai convogli come mendicanti e con veri e propri atti di brigantaggio derubavano i malcapitati, spesso seminando morte, per poi tornare nel nido d’aquila con ingegnose carrucole e montacarichi. Il rifugio era praticamente inattaccabile. In oltre un secolo di scorrerie la banda, ormai alla terza generazione, riuscì a fortificare sempre più la sua posizione. I nobili camerti fra il IX e il X sec per debellare questa piaga donarono il Monte e le relative terre di sussistenza all’ordine benedettino che riuscì a scacciare i frates latrones e a edificare l’eremo dedicato poi a San Benedetto.

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Madonna del Sasso

07 Madonna del SassoCostruita a ridosso di una strapiombante parete rocciosa la chiesa deve il suo nome alla sua locazione rupestre. La sua fondazione è sconosciuta, anche se è ipotizzabile un collegamento con S Angelo in Saxo, chiesa-romitorio dei monaci benedettini di S. Benedetto in Saxo Latronis. Se così fosse sarebbe una delle chiese satelliti della egemone Santa Croce in Sassovivo, oggi nel comune di Foligno, fondata dalla famiglia longobarda dei Monaldeschi. Le continue frane e i seguenti cedimenti strutturali non ci permettono di apprezzarne la struttura come era in passato. Un’incisione ci data, anche se non in maniera certa, la ricostruzione della navata centrale al 1559. L’affresco della Crocefissione è dunque della seconda metà del Cinquecento mentre la Pala d’altare della Madonna con Bambino probabilmente risale alla fine del ‘400. La chiesa è sempre chiusa anche se significativi scorci si possono ammirare dalla finestrella a sinistra dell’ingresso. L’unica possibilità per visitarla internamente è telefonare preventivamente a Giulio Seri 0733.905668

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