Da Montalto di Cessapalombo a Sarnano

Distanza: 20 km. – Asfalto: 5,63 km. – Sterrato: 10,17 km. – Sentiero: 4,2 km. - tempo di percorrenza: 7 ore - Difficoltà: impegnativo

altezza massima: 806 mt. - Partenza: 594 mt. – arrivo: 530 mt. – dislivello(+): 800 mt. – dislivello(-): 900 mt.

Avvertenze

Tappa con forte dislivello. L’attraversamento delle Gole del Fiastrone presenta diverse difficoltà: occorre scendere nelle gole da un ripido sentiero, attraversare il fiume con le sue acque gelate e risalire per ripido sentiero nell’altro versante verso Monastero. In caso di pioggia è consigliabile la variante che al bivio per le Gole del Fiastrone procede dritta in ripida discesa su sterrato raggiungendo il ponte sul fiume per e ricongiungersi al cimitero di Monastero. Inoltre tra La Villa e Monastero non ci sono fonti. Tra il convento di S. Liberato e Terro c’è da affrontare un sentiero di terra che in caso di pioggia può risultare insidioso.

Descrizione

Dal Castello di Montalto si discende per asfalto verso l’abitato di Villa (1 km.), dal cui centro si prende a destra su una strada in lieve salita che piega dopo circa 200 mt. a sinistra su strada sterrata che procede per circa 2 km. Si incontra un bivio in discesa dove bisogna girare a destra per raggiungere dopo 600 mt un piazzale dal quale inizia il sentiero per le Gole del Fiastrone e la Grotta dei Frati. Per raggiungere la Grotta dei Frati occorre fare una deviazione di circa 10 minuti di cammino per poi riprendere il sentiero che scende ripido a zig zag fino all’alveo del fiume Fiastrone. Guadato il fiume continuare il sentiero che risale sull’altro versante e che conduce al cimitero di Monastero e all’Abbazia di San Salvatore. Si prosegue a destra su strada asfaltata fino alla frazione di Monastero di Cessapalombo che si attraversa confluendo su uno sterrato, ormai chiuso al traffico automobilistico, che taglia a mezza costa la montagna fino a giungere al Convento di San Liberato (4,3 km.). Lasciandosi il convento sulla sinistra si sale su strada asfaltata fino a raggiungere il bivio per Sarnano (800 mt.). Si scende ora su asfalto per 1,8 km. fino ad imboccare sulla destra un sentiero che porta alla frazione di Terro. Oltrepassatola si gira a sinistra su uno sterrato in salita al termine del quale (2,5 km.) inizia un sentiero che scende per 500 mt. e si immette su strada asfaltata che in 1 km. raggiunge il centro storico di Sarnano dal versante ovest.

Le ‘Ncotte (Le Carbonaie)

02 carbonaiaIl carbonaio è un mestiero oggi pressocchè estinto, non solo per la mancanza di richiesta commerciale di carbon vegetale ma anche per la durezza del lavoro. Si pensi ad esempio alla perizia, considerata oggi arte, dell’accatastare la legna, del coprirla con terra affinché non vada a contatto con l’ossigeno che la brucerebbe. La ‘ncotta è il termine dialettale per definire le carbonaie, sorta di vulcani, che bruciano la legna in ambiente anaerobico aventi forma tronco-conica di altezza variabile tra 1,5 e 2 metri. Anticamente il carbone veniva prodotto direttamente in montagna, in spiazzi ricavati dentro il bosco, a fianco o ai margini della “tagliata” o “césa” (cioè la zona di macchia tagliata in maniera omogenea) e poi trasportato con gli asini ai mercati dei paesi vicini. Ciò avveniva per una questione di comodità, infatti il suo peso specifico è circa 5 volte minore rispetto a quello della legna, quindi più facilmente trasportabile. A memento di questo antico mestiere, il comune di Cessapalombo, ha voluto ricreare un percorso didattico nel bosco chiamandolo la Via dei Carbonai che ripercorre tutte le fasi necessarie per la produzione del carbone. Il sentiero che è parallelo al Cammino Francescano della Marca può essere una valida variante di percorrenza anche se i dislivelli sono maggiori. Lo si può imboccare poco dopo aver traversato la frazione La Villa in direzione Gola del Fiastrone seguendo le indicazioni del Cammino Francescano.

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La grotta dei Frati

Con una deviazione, ben evidenziata dalla segnaletica, di circa 20 minuti (10 andata e 10 ritorno) dal sentiero del Cammino Francescano della Marca si può raggiungere uno dei luoghi più ameni e suggestivi del Parco Nazionale dei Sibillini: la grotta dei Frati così chiamata perché vi si stabilì, intorno all’anno Mille, una colonia di monaci. Qui, in una cavità naturale della parete precipite, i Fraticelli eressero il loro povero convento e costruirono la cappella in stile gotico romano (anno 1234). Il convento si sviluppava su due piani, la struttura arrivò ad ospitare diversi frati. Luogo di ritiro e di difesa, restò attivo fino ai primi del 1600. L’eremo era provvisto di tutto: orto e sorgente d’acqua purissima. I Fraticelli, provvidero a rendere più agibili le rocce che, a strapiombo, si affacciano sulla gola del Fiastrone. Si può presupporre che la prima costruzione fosse la cisterna per disporre di una abbondante quantità di acqua, necessaria per spegnere la calce che, unitamente all’argilla, costituiva l’elemento di base per cementare le pietre. Attualmente vi vengono celebrate tre messe l’anno: il lunedì dell’Angelo, la prima domenica di Ottobre ed il giorno di Santo Stefano.

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La Gola del Fiastrone

04 Gola del FiastroneLe chiare e fresche acque del fiume Fiastrone sono le stesse che alimentano l’invaso artificiale del lago di Fiastra, considerato uno dei laghi più blù d’Italia. Ma è a valle della diga che esse hanno scavato le verticali pareti rocciose che formano le famose gole del Fiastrone. Si tratta del punto più selvaggio e naturalisticamente affascinante dell’intero Cammino Francescano della Marca. E il suo raggiungimento può essere anche impegnativo se il sentiero dovesse presentarsi bagnato. Si tratta di scendere per ripido sentiero, guadare il fiume, che in caso di abbondanti piogge può risultare estremamente difficoltoso, e risalire dal versante di Monastero, anch’esso scivoloso e ripido. Per cui, in caso di maltempo, è consigliabile proseguire, all’incrocio sommitale, per la strada sterrata che porta al cimitero di Monastero. Se invece le condizioni climatiche lo permettono potrete godere di uno dei più bei spaccati di storia geologica, tettonica e geomorfologica di quest’area e delle Marche in generale. Sebbene la segnaletica del cammino non indichi specificatamente le gole, vale la pena, specie d’estate, una volta raggiunto l’alveo del fiume, fare una deviazione di 15 minuti in direzione sorgente. Si dovrà camminare ripetutamente con i piedi a bagno nell’acqua gelida per cui sarebbe consigliabile portare nello zaino sandali o comunque scarpe di ricambio. Lo scenario che si presenterà ripagherà di tutti i disagi. Tenete presente che nel 2014 una frana ha reso necessaria la chiusura della sentieristica verso le gole, osservate quindi se l’ordinanza di divieto, al momento del vostro passaggio, sia stata rimossa o sia ancora in vigore.

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Abbazia di S. Salvatore o S. Maria in Insula

S.Romualdo, nato nel 952 e morto il 19 giugno 1027 all’età di 75 anni, fu, secondo S. Pier Damiani, un uomo di forte ingegno, di tenaci propositi, di coraggio indomabile, mite e gioviale. Nelle sue numerose peregrinazioni, interpretando rigorosamente lo spirito della Regola di San Benedetto, cercò di riaffermare in seno ai monasteri benedettini la necessità della vita eremitica. Rifondò, fra le altre anche l’Abbazia di Santa Maria in Insula, oggi in parte ristrutturata e rinominata a San Salvatore, posta proprio all’uscita del sentiero che risale dalle gole del Fiastrone e della variante sterrata. Certo è che la specificazione insula ci rimanda ad una delimitazione di zona attorno ad un sepolcro romano preesistente. L’Abbazia stessa fu costruita sui ruderi di un edificio romano, forse una villa o un punto di ristoro lungo il tracciato verso Roma. Durante i lavori di restauro sono apparsi, a conferma, molti reperti di origine romano-barbarica oltre che ravennate. Alla precedente chiesa romanica appartiene la cripta ben conservata e strutturata a cinque navatelle con volte a crociera scandite da colonne e pilastri con pregevoli capitelli decorati con motivi vegetali e animali stilizzati. Oggi la chiesa è quasi sempre chiusa, ma il suo porticato e una fontana d’acqua fresca rendono il luogo un ottimo punto di riposo per il pellegrino.

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La strada di S. Liberato

06 S. Liberato da Loro PicenoS. Liberato era un nobile di Loro Piceno, comune della provincia di Macerata, che si fece frate durante il quarto viaggio di San Francesco nelle Marche, quello del 1215 da cui nasce il percorso del Cammino Francescano della Marca. Si presentò al Santo di Assisi, rinunciando ai suoi titoli e alle sue ricchezze, a Roccabruna, frazione di Sarnano, dove Francesco stava predicando (v. Fioretti, cap. 37). Identificato con il santo anonimo di cui parlano i Fioretti nel cap. 47, della sua vita si sa poco o niente, se non ciò che scrisse di lui frate Mariano da Firenze nel XV sec. “fu tanto chiaro per virtù e miracoli” che i suoi confratelli portarono le sue sacre spoglie nel convento ancora oggi intitolato a lui. Morì, probabilmente nel 1234, all’eremo di Soffiano, dopo aver ricevuto il conforto della Madonna e di tre Vergini circondate da angeli. Tradizione vuole che una strada da lui percorsa sia ancora oggi identificabile da una traccia di almeno 3 metri di larghezza dove l’erba medica cresce più rigogliosa e il grano più tenace e a noi piace credere che sia proprio quella che si va a percorrere tra Monastero e il Convento di S. Liberato

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Chiesa Convento di S. Liberato

L’imponente convento di S. Liberato, meta di numerosissimi pellegrini, nasce come semplice edicola sacra dedicata a S. Maria di Soffiano. I frati Minori Francescani ampliarono l’edicola trasformandola in chiesa e poi romitorio e vi si trasferirono nel 1282 portando con sé i corpi di S. Liberato, Beato Umile e Beato Pacifico. Tradizionalmente Spirituali e Zelanti, aderirono presto alla riforma di frate Angelo Clareno. Definiti fraticelli dal volgo, furono perseguitati come eretici e costretti alla clandestinità. I signori di Sarnano furono loro mecenati e custodi fin quando non si decretò la loro buona fede. Tornarono al convento e lo aprirono ai fedeli per alimentare la devozione ai Santi qui sepolti. Un secolo più tardi frate Ugolino da Montegiorgio forse qui scrisse gli Actus, primo modello dei famosi Fioretti di S. Francesco. Il culto per S. Liberato è da sempre molto sentito e ancora si racconta che dalla tomba del Santo fuoriesce una sostanza particolare raccolta dai devoti con dei fazzoletti poi usati per toccare i malati. Il Santo era inoltre venerato dalle ragazze in cerca di marito che, una volta ottenuta la grazia, lasciavano i pannolini dei figli presso la tomba. Oggi il Convento è ancora abitato da una piccola comunità di Frati Minori che può accogliere i pellegrini in transito nell’ostello foresteria previa prenotazione telefonica allo 0733.694273. Prima di ripartire da S. Liberato non dimenticatevi di riempire la borraccia alle fonti d’acqua, considerata da tutti come una delle più buone di tutto il territorio.

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Eremo di Soffiano e Vita del Beato Pacifico

08 Eremo di SoffianoCon una deviazione ben segnalata di 2,6 Km dal percorso del Cammino Francescano della Marca si possono raggiungere le rovine dell’Eremo di Soffiano poste in una grotta naturale sulla strapiombante parete del Monte Ragnolo. L’eremo era costituito, oltre che da una piccola chiesa dedicata a S. Lorenzo Illuminatore, da altre piccole stanze costruite sulla parete della montagna. Alla sinistra del possente muro edificato dagli eremiti sono presenti dei fori attraverso i quali, secondo un’antica origine culturale, si riesce ad attirare gli effetti benefici del sole. Tradizione vuole che qui, nel suo viaggio verso Ascoli, San Francesco vi abbia dimorato, ma non se ne hanno prove certe. Documentata invece la vita di San Liberato da Loro e dei Beati Pacifico e Umile. Fu qui che morì Frate Umile e nello stesso momento della sua dipartita, altrove, lontano da lui, Frate Pacifico, vide l’anima del suo compagno elevarsi al cielo.

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I Fioretti di S. Francesco

09 I fioretti di Sasn FrancescoI fioretti di S. Francesco sono un florilegio, ovvero un’antologia sulla vita dei suoi primissimi discepoli. Per molto tempo si è creduto che l’autore fosse Giovanni dé Marignoli, anche se i successivi studi hanno confermato che in realtà il testo in esame era una copia rinascimentale dei precedenti Actus beati Francisci et sociorum eius. Gli Actus, primo fra i documenti francescani, furono scritti da Frate Ugolino da Montegiorgio molto probabilmente nell’eremo di S. Liberato. Gli Actus erano divisi in cinquantadue capitoli. Nel XV sec. il primo capitolo fu diviso in due parti raggiungendo così quota cinquantatré. Generalmente sono divisi in due parti: la prima tratta della nascita dell’Ordine e della vita del Serafico Padre, mentre la seconda parla dei frati spirituali marchigiani di prima e seconda generazione, coprendo così oltre un secolo di storia. Ad oggi è la fonte francescana tradotta in più lingue.

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