Da Comunanza a Venarotta

Distanza: 21,4 km. – Asfalto: 6,4 km. – Sterrato: 11,36 km. – Sentiero: 3,64 km. - tempo di percorrenza: 7,3 ore - Difficoltà: facile

altezza massima: 709 mt. - Partenza: 450 mt. – arrivo: 435 mt. – dislivello(+): 720 mt. – dislivello(-): 750 mt.

Avvertenze

Da Comunanza per oltre 10 chilometri non troverete fonti d’acqua. Fatene rifornimento alla partenza. Dopo Palmiano c’è la famosa Costa Amatucci, una ripida salita spesso chiusa dalla vegetazione e martoriata dalle frane. Con un po’ di pazienza riuscirete a passare. La discesa che porta a Venarotta è un ripido sentiero di terra spesso chiuso da vegetazione. Fate attenzione alla segnaletica e a dove mettete i piedi specie in caso di umidità o pioggia.

Descrizione

Dal centro storico di Comunanza ci si immette sulla Provinciale 187 in direzione sud per prendere poi a sinistra il bivio per Collechiaro. La strada sterrata sale con curve per 2 km. fino ad incontrare sulla destra un sentiero che percorrendo il crinale ridiscende fino all’abitato di Sette Carpini. Si gira a destra su sterrato e dopo 170 mt. al bivio si tiene la sinistra a scendere: lo sterrato si snoda tortuoso per 6,2 km. fino a raggiungere l’abitato di Tavernelle. Da qui si prosegue su strada asfaltata, lasciandosi sulla sinistra il bivio per Castel San Pietro, e dopo circa 4 km. si raggiunge il bivio che a destra entra a Palmiano. Si prende a sinistra la strada che da Palmiano porta a Venarotta ed al primo tornante si imbocca il sentiero in salita che conduce alla soprastante strada che da Force va a Venarotta. Quando il sentiero raggiunge il punto di incontro con la strada provinciale la si evita risalendo a destra il crinale del colle che la costeggia per ridiscendere dall’altro versante fino all’imbocco di una strada sterrata. La si percorre per 2,6 km., poi si svolta a sinistra per un sentiero che scende ripido per circa 1,2 km. e che entra nella Zona Industriale di Venarotta. Si svolta a sinistra e dopo 170 mt. di nuovo a destra. Si segue la strada per altri 450 mt. e si rigira ancora a destra per immettersi sulla strada che da Roccafluvione va a Venarotta. La si percorre per 180 mt. ed al bivio si prende a sinistra fino a raggiungere l’incrocio con via Europa, che conduce al centro del Paese.

Comunanza

09 ComunanzaCome si entra a Comunanza si ha l’impressione di arrivare ad un anonimo e moderno centro affacciato sulla statale 78 per Ascoli Piceno. In realtà il delizioso centro storico è nascosto dietro i palazzi, al di là del fiume Aso che la attraversa. L’abitato antico risale al 1324 costituitosi Comune dopo la distruzione della rocca di monte Pasillo dovuta ai continui conflitti tra le marche di Fermo e Ascoli Piceno. Oggi Comunanza è frizzante centro culturale e imprenditoriale, snodo di importanza strategica viaria, commerciale e industriale, quindi custodisce non solo scrigni di pregevole valore storico (come la Chiesa di San Francesco, costruita sui resti di un edificio fortificato templare e la Chiesa di Santa Maria a Terme, realizzata nel IX secolo in arenaria sui resti di un tempio pagano dell’insediamento romano scomparso), artistico e naturalistico, ma anche eccellenze artigianali. É detto il paese della longevità per via della dieta tipica di questa zona, tanto che è stato stilato un menù tipico studiato a livello internazionale. Tra i molti eventi tipici ricordiamo il festival Mazzumaja in cui si può assaggiare il tipico piatto locale conosciuto come il Tordo Matto, spiedini di tordo al ginepro rosso. Comunanza è stata tra i primi comuni del Cammino Francescano della Marca ad aprire un ostello comunale per pellegrini, di 10 posti letto, completo di cucina e bagni e inserito in una residenza storica del centro. Per prenotazioni telefonare al Comune di Comunanza ore ufficio allo 0736. 84381

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Piceno regno del tartufo

01 tartufiDa Amandola a Venarotta si transita nei territori rinomati per il tartufo che qui, grazie a particolari condizioni del terreno, al microclima e alla vegetazione, cresce nelle sue varietà più pregiate e profumate. I tartufi sono i corpi fruttiferi di funghi del genere Tuber, che vivono in simbiosi con l’apparato radicale di specifiche piante arboree e per questo chiamati ipogei. Al verificarsi di opportune condizioni fanno partire il lento processo della fruttificazione che, ad esempio, per il tartufo nero pregiato può arrivare anche a superare gli 8 mesi. I filamenti attaccati all’apparato radicale di un albero, chiamati ife, si inglobano fino a formare un corpo fruttifero detto carpoforo. Non appena raggiunge la corretta maturazione, inizia ad emanare il suo classico profumo che tutti noi conosciamo. Il Piceno ha un terreno idoneo per i principali tartufi di pregio come: Tuber Magnatum (bianco pregiato), Tuber melanosporum (nero pregiato), Tuber aestivum (scorzone), Tuber brumale (brumale), Tuber borchii (bianchetto) e ne ha fatto un’economia di rilievo. Oltre a diverse fiere e sagre dedicate al tubero consigliamo di assaggiare le varie specialità al tartufo disponibili in ogni ristorante della zona.

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Parco Nazionale dei Monti Sibillini

02 Lagi di Pilato - Monti SibilliniPer gran parte del Cammino Francescano della Marca non si perde quasi mai di vista il brullo profilo delle montagne che si aggirano per decine di chilometri con la via pedemontana che stiamo percorrendo: sono i Monti Sibillini, catena posta tra Umbria e Marche. Oggi l’ambiente di queste montagne è protetto dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ente istituito nel 1993. Alcuni fiumi da noi attraversati, come il Fiastrone, il Tenna e l’Aso nascono proprio all’interno del Parco. Le specie floristiche rare che lo caratterizzano sono la stella appenninica, ben 37 specie di orchidee spontanee, l’elleboro del Bocconi. Fra i mammiferi ci sono il lupo italiano, il camoscio dell’appennino e la sporadica presenza dell’orso marsicano. Sono presenti inoltre l’aquila reale, la vipera dell’Orsini, il celeberrimo chirocefalo del Marchesoni, crostaceo unico al mondo che vive nel solo Lago di Pilato e il cugino meno conosciuto chirocefalo della Sibilla che vive nel laghetto temporaneo di Palazzo Borghese. La cima più alta è il Monte Vettore 2476 mslm, secondo massiccio, dopo il Gran Sasso, di tutto l’Appennino italiano, mentre la montagna più suggestiva per le sue mille leggende rimane la Sibilla (2173 mslm). Luogo icona del Parco è Castelluccio con i suoi altopiani, famoso per la fioritura della lenticchia di fine giugno.

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Le leggende dei Monti Sibillini

03 disegno di Antoine de la SalTutto il territorio transitato dal Cammino Francescano della Marca non prescinde dalle leggende legate ai Monti Sibillini. Ancor oggi, dopo innumerevoli generazioni, i nonni continuano a tramandare ai nipoti le vicende del Guerin Meschino nell’antro della Sibilla o dei vari cavalieri europei che ne hanno descritto il fantastico regno sotterraneo o dei buoi trainanti il corpo di Pilato sprofondati nelle acque senza fondo dell’omonimo lago. Leggende ancora vive legate ai luoghi e alla loro toponomastica. Il lago di Pilato, unico lago naturale delle Marche, posto in un circo glaciale tra il Vettore e la Cima del Redentore a più di 1900 mslm, il monte Sibilla che serba gelosamente il segreto della sua grotta nei pressi della sommità, oggi franata, ma accuratamente descritta dai viaggiatori del ‘400 come Antoine De La Sale e regno inviolato della Sibilla Appenninica, degna erede dei culti pagani legati alla Madre Terra. E ancora opere letterarie che ne hanno immortalato le vicende come il Guerin Meschino di Andrea da Barberino e affreschi pittorici della Sibilla in alcune pievi poste alle pendici della catena come quella di Santa Maria in Pantano in comune di Montegallo. Leggende vive che hanno segnato la storia e la cultura dei misteri ancestrali delle popolazioni locali.

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Il Comune più piccolo: Palmiano

04 PalmianoIl toponimo deriva dal riferimento alla conformazione geologica del territorio sul quale Palmiano è adagiata. Le alture collinari che cingono il paese ricordano i rilievi del palmo di una mano, circostanza da cui scaturisce la definizione di palmi mano. Con poco più di 200 abitanti e con un estensione territoriale di appena 12 kmq Palmiano è il Comune più piccolo della provincia ascolana, ma i numeri non possono conteggiare il gran cuore della popolazione. Generosi e ospitali come molte delle popolazioni abituate all’isolamento montano i palmianesi sono l’esempio del calore marchigiano. I primi documenti che indicano l’abitato in questo territorio risalgono al X sec. d.C. quando entra a far parte dei domini farfensi. L’incastellamento avviene però sul finire del XIV sec. I moti insurrezionali anti-giacobini vedono Palmiano teatro di efferati atti da parte di entrambe le fazioni. La comunità di Palmiano, ogni anno, festeggia la ricorrenza della festa di sant’Antonio abate. La consuetudine nasce dalla narrazione di un evento miracoloso, attribuito all’intercessione del santo, di cui beneficiò un contadino locale il 12 maggio 1682. Secondo la tradizione popolare l’uomo, mentre raggiungeva la zona del pascolo col suo gregge, fu sorpreso da un violento temporale che provocò la rovinosa fiumana d’acqua che lo travolse con i suoi animali e lo trascinò fino al fondovalle. Il pastore, per salvarsi, invocò la protezione dell’eremita egiziano e ne uscì incolume insieme alle sue bestie. Al suo ritorno in paese, come ringraziamento per lo scampato pericolo, volle organizzare una festa per celebrare il santo.

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Costa Amatucci

06Come già detto nel capitolo della Calata del Vicario, da quando è stato riaperto il Cammino Francescano della Marca, diversi sono i nuovi toponimi per identificare luoghi e vicende occorse lungo il percorso. Uno di questi è Costa Amatucci che identifica una ripida salita, chiamata in dialetto costa, appena fuori il centro di Palmiano. Qualche anno fa, in uno dei pellegrinaggi annuali, la popolazione di Palmiano ci accolse con una gran festa con cibo e vino a profusione. Dopo aver mangiato, bevuto, suonato e cantato stornelli con gli organetti e aver ballato e gioito insieme, la ripartenza del cammino fu ben dura. Amatucci, uomo esperto di montagna, avendo onorato il banchetto più del dovuto e trovandosi ad affrontare la ripida salita sotto il sole e a stomaco pieno cominciò ad avere vampe di calore e sudore abbondante. Le gambe tronche non volevano procedere ma l’orgoglio e la voglia di continuare non lo facevano mollare. Fu così che, provocando l’ilarità di tutti, tra enormi sforzi, riuscì a raggiungere la sommità a suon di sbuffi e imprecazioni ritmate con l’incedere dei passi.

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Chiesa Convento di S. Francesco in Castello di Venarotta

06 San Francesco VenarottaCon una deviazione segnalata di circa 1 km dal percorso del Cammino Francescano della Marca si può raggiungere l’ostello comunale della Chiesa Convento di S. Francesco di Venarotta. Tradizione vuole che la chiesa con l’attiguo convento, sia stata fondata nel 1220 probabilmente dallo stesso S. Francesco. Questa data può essere accettata alla luce del rinvenimento delle due stilobati emerse nel corso dei restauri operati dalla Soprintendenza nei primi anni ’90 del secolo scorso. Una prima trasformazione la subì tra gli anni 1480 –1504 con l’aggiunta di una navata, la costruzione di un piccolo Coro per i frati e una cappella per la Santa Croce. Una seconda trasformazione la subì nel 1603, quando vennero costruiti il Campanile, (in precedenza sul Portale d’ingresso) e il Portico antistante la facciata. La chiusura del Convento, avvenuta il 15 ottobre 1653 con la Bolla Instaurandae Regularis Disciplinae di Papa Innocenzo X, segnò l’inizio della decadenza. Dopo mille traversie la chiesa con tutti i suoi beni divenne proprietà dello Stato con la soppressione degli Ordini. Oggi in alcuni dei locali del convento è stato allestito uno dei primi centri di accoglienza per pellegrini del Cammino Francescano della Marca, lo Spedale dei SS. Francesco e Giacomo, grazie ai contributi della Regione Marche e della provincia di Ascoli Piceno. Per usufruire dell’ospitalità nell’affascinante ostello, contenente 8 posti letto, bagni e cucina, occorre contattare preventivamente il Comune di Venarotta Ufficio Relazioni Pubblico Tel 0736.362132 (tutti i giorni dal lunedi al venerdì dalle 8:30 alle 14:00; il martedì e giovedì anche dalle 15:30 alle 18:30)
mail: urp@comune.venarotta.ap.it

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La chiesa del Cardinale a Venarotta

01 Chiesa del Cardinale a VenarottaLa Chiesa votiva della Madonna delle Grazie (detta del Cardinale) è una costruzione ottagonale voluta dal Cardinale Ottavio Bandini per grazia ricevuta. Era il 1599, il Cardinale, Legato del Papa nelle Marche, faceva un viaggio a cavallo nelle colline venarottesi. In un passaggio difficile, il suo cavallo si spaventò e, disarcionato violentemente a terra, il prelato si fratturò una gamba contro la roccia. Venne trasportato nella non lontana Chiesa di Venarotta, ma per i disagi del trasporto e la mancanza di cure adeguate ed immediate, la piaga lungi dal guarire si estese e si infiammò sempre più fino ad andare in cancrena. I chirurghi, accorsi forse tardi, non videro altra soluzione che quella di amputare la gamba. Ma dovettero rinunziare anche a questa soluzione, data la estrema debolezza in cui versava il paziente, tanto che sembrava ormai inevitabile la fine. A questo punto si parlò di fra Serafino, del convento cappuccino di Ascoli, della sua santità e dei prodigi avvenuti per le sue preghiere. Il Cardinale ordinò allora che fosse mandato a prendere. Fra Serafino giunse in fretta e disse: “Fiducia in Dio e Sua Eminenza guarirà”. Si inginocchiò di fronte al cardinale e restò a lungo in preghiera, quindi segnò e toccò la parte malata col suo Crocifisso. L’effetto fu immediato. Colui che pochi istanti prima era sul punto di rendere l’ultimo respiro, si alzò. Pieno di riconoscenza il Cardinale, a ricordo del miracolo, fece costruire a Venarotta la chiesetta, che ancora esiste e nella quale si ammirano due quadri, rappresentanti l’uno la caduta e l’altro la guarigione miracolosa. I dipinti della chiesa sono stati eseguiti dal rinomato Simone de Magistris.

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