Da Pievefavera a Montalto di Cessapalombo

Distanza: 6,1 km. – Asfalto: 4,41 km. – Sterrato: 0,2 km. – Sentiero: 1,49 km. - tempo di percorrenza: 2 ore - Difficoltà: facile

altezza massima: 594 mt. - Partenza: 415 mt. – arrivo: 594 mt. – dislivello(+): 300 mt. – dislivello(-): 180 mt.

Avvertenze

È la tappa più breve di tutto il cammino e per questo si consiglia di fare la variante che porta a Caldarola da Castiglione di Croce per visitarne le bellezze artistiche e architettoniche. Nessuna difficoltà se non qualche passaggio su erba alta e vegetazione che tende a chiudersi.

Descrizione

Dalla porta superiore di Pievefavera si gira destra per imboccare una strada sterrata che poco dopo diventa sentiero e conduce alla frazione di Castiglione di Croce (1,3 km.): si attraversa l’abitato e si continua su strada carrozzabile franata ormai divenuta sentiero fino al Castello di Croce. Si prosegue diritto per sentiero che scende fino alla sottostante strada asfaltata che conduce al Castello di Vestignano (1,2 km.). Si prosegue poi, su asfalto, sulla strada conosciuta come Sentiero dei Partigiani, fino al Castello di Montalto di Cessapalombo (2,8 km.)

Pievefavera

Piccolo gioiello quasi del tutto intatto il castello di Pievefavera domina la val di Chienti con una straordinaria vista sul lago di Caccamo e sulla piana di Caldarola. Qui il Cammino Francescano della Marca si divide dalla coincidente via Lauretana per dirigersi a sud. Famoso per i suoi frantoi a pietra attivi e conservati gelosamente nei seminterrati, il borgo mantiene inalterato il fascino della sua lunga storia. La scoperta di una mansio o una statio romana nel XIX sec. ci permette di ipotizzare una continuità abitativa dell’area. Il toponimo Pievefavera, dunque, deriverebbe dalla parola plebs (popolo) e Faveria nome della stazione di cambio romana. Nel 1263 i Varano ottennero il diritto di giurisdizione ecclesiastica e civile sul castrum plebis de Faveria e lo mantennero fino al Concilio di Trento. Le vicende di questo periodo documentano l’importanza del castello che risultava un’ottima fortificazione con una torre di avvistamento. Il testamento di Gentile II da Varano del 1350 ci attesta la sua potenza economica: controllava infatti le rendite della piana di Caldarola e, militarmente, parte dei confini sud-est dei Varano. Da visitare l’Antiquarium con i resti della stazione di cambio romana ed altri reperti. Se poi capitate durante le feste di Natale non perdetevi il suggestivo presepe vivente realizzato per i vicoli e le piazzette dell’abitato.

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Caldarola

02Giunti a Castiglione di Croce una deviazione di circa 2 km, per buon sentiero, conduce al capoluogo territoriale di Caldarola. Terra d’arte e di castelli, Caldarola stupisce il visitatore con il sapore fiabesco del suo antico maniero dalle merlature guelfe, con il il suo raffinato assetto urbano che ne fa un autentico gioiello di architettura e urbanistica cinquecentesca, con le sue importanti testimonianze romane e medievali che riempiono di storia gli affascinanti scenari naturali del territorio circostante. Il paese risente in particolare dell’intensa opera di aggiornamento urbanistico promossa da papa Sisto V nei cinque anni del suo pontificato (1585-1590), soprattutto per merito dei cardinali creati dal papa piceno. Evangelista Pallotta, elevato alla porpora nel 1587 fu particolarmente alacre nell’abbellire la sua città di origine, Caldarola, sviluppando un piano urbanistico di grande respiro che in pochi anni ridisegnò il volto del centro medievale con la creazione di un’ampia piazza sulla quale spiccano il nuovo palazzo cardinalizio, la Collegiata di San Martino ed il Santuario di Maria SS del Monte. Il Cardinale Pallotta si avvalse del pennello di Simone De Magistris e della sua scuola per decorare i nuovi edifici da lui realizzati: egli riconobbe infatti in Simone De Magistris il più importante pittore attivo nel territorio alla fine del Cinquecento. Imperdibile è la Stanza del Paradiso all’interno del Palazzo Cardinalizio, oggi sede dell’amministrazione comunale di Caldarola.

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Castello Pallotta

03Una volta arrivati a Caldarola merita assolutamente una visita il Castello Pallotta posto nella sommità del borgo. Di origini medievali, edificato intorno alla seconda metà del IX secolo, subì importanti rimaneggiamenti nel ‘500 quando venne trasformato in una splendida residenza in stile rinascimentale dal Cardinale Evangelista Pallotta. Tra gli illustri visitatori che l’hanno frequentata nel corso del tempo si ricorda la regina Cristina di Svezia. L’antico maniero conserva ancora intatte le mura, la merlatura guelfa, i cammini di ronda ed il ponte levatoio ed è visitabile con un biglietto d’ingresso. Orari e costi sul sito www.castellopallotta.com o al telefono 0733.905467. La visita permette di ammirare gli ambienti della residenza storica tra pian terreno e piano nobile, dove ogni arredo, ogni soprammobile, ogni minimo dettaglio è collocato nel proprio contesto originale. La sala d’armi contiene una ricca collezione di cimeli di famiglia come alabarde, spade, armature e fucili; l’esposizione di splendide carrozze e la selleria, l´antica cucina, con la tipica dotazione di utensili in rame e stoviglie in ceramica e terracotta, il salone dei ricevimenti, l’elegante camera da letto dedicata agli ospiti, la sala da pranzo con le ceramiche settecentesche di produzione marchigiana ed infine, il salotto giallo impreziosito dal fregio attribuito a Simone De Magistris e la sala delle biblioteca.

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Castel di Croce

04Oramai è chiaro per il pellegrino che attraversa questi colli che la strada che si percorre in comune di Caldarola potrebbe essere chiamata anche la via dei castelli. Raggiungiamo, infatti, un nuovo gioiello: Castel di Croce la cui origine si colloca in epoca medievale. La prima attestazione documentata risale al 967 quando, in due differenti documenti, l’abbazia di S. Clemente a Causaria, oggi in Abruzzo, dichiara la proprietà su queste terre. Nel secondo documento, Ottone I di Sassonia, Imperatore del Sacro Romano Impero dal 962, conferma tale proprietà. Le vestigia che oggi si ammirano risalgono alle fortificazioni realizzate con pietre squadrate dai Da Varano nel XIV sec. Dell’antica fortezza rimane la torre poligonale, oggi campanile della chiesa parrocchiale. Affascinante il cortile interno del castello con il classico pozzo posto al centro. Nella chiesa della Santa Croce riluce la Pala d’altare raffigurante una Vergine e Santi dipinta intorno alla prima metà del 1500 da Giovanni De Magistris, al quale è attribuito anche l’affresco con protagonista Santa Lucia, mentre l’affresco raffigurante i SS. Abate e Venanzio è di Simone, il più noto dei fratelli De Magistris. Come spesso accade in questi remoti e quasi disabitati angoli d’Italia, la chiesa è quasi sempre chiusa. Si può visitare telefonando preventivamente e lasciando un’offerta al custode Gino Persicorossi 338.3677434.

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Vestignano

Ecco un altro castello lungo il Cammino Francescano della Marca. In una zona circondata da boschi, Vestignano conserva ancora possenti mura con torrione cilindrico e torrette a base quadrata, vie strette, case basse, con tetto spiovente, archivolti e sottopassaggi ed è forse il più antico castello dell’agro marchigiano, già abitato dai longobardi nell’VIII sec. I Da Varano di Camerino lo presero in pieno disfacimento nel 1468 e lo rinnovarono fino al XVI sec. Il castello, ancora oggi, coincide con il paese che ha una sola porta d’ingresso. I possenti edifici tagliati da porte e piccole finestre sono impostati su grandi archi e, appena entrati, da un’alta galleria sopra le arcate della via. Fuori dalle mura troviamo la chiesa di S. Martino, che come molte delle pievi extra urbane era adibita al ricovero dei pellegrini già dall’anno Mille. Anche qui spiccano i dipinti dei De Magistris: Simone illustrò con dovizia cromatica la transenna absidale con tre grandi affreschi: l’Ascensione, la Crocifissione e l’Assunzione. Suoi anche i Misteri del Rosario attorno al Presepio dipinto dal padre Andrea, autore anche della Madonna, Bambino, S. Rocco e S. Sebastiano al centro della navata di sinistra (1538) e di S.Giorgio che salva la principessa e di S.Martino che dona il mantello al povero (1551). Per visitare la chiesa, solitamente chiusa, telefonare preventivamente al custode Gaetano Pesaresi 320.4679812. All’uscita del paese, in una cavità della terra, sotto le possenti radici di una quercia secolare, ogni anno gli abitanti di Vestignano, nel periodo natalizio, allestiscono un piccolo ma unico presepe. Nella parte alta del borgo si può visitare su prenotazione al 335.5305879 il Museo di Arte Povera Contadina.

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La via dei partigiani

03 Sentiero del PartigianoTra Vestignano e il Castello di Montalto si percorre per alcuni chilometri su asfalto una piccola strada comunale ai cui lati, di tanto in tanto, compaiono delle pietre monumentali che ricordano dei giovani partigiani fucilati in loco. La strada è chiamata la Via dei Partigiani e il fatto, conosciuto come l’eccidio di Montalto, risale al 22 marzo 1944. Ventisette uomini tra partigiani di vecchia data e giovani giunti in montagna da meno di un mese persero la vita per mano di un reparto del battaglione M – IX Settembre, inquadrato nella divisione tedesca Brandenburg. Dal punto di vista militare si trattava di una zona strategica, importante al fine dei collegamenti con il fronte di Anzio. Per questo appariva necessario stroncare le formazioni partigiane che vi operavano, spesso compiendo azioni di disturbo e di sabotaggio ai danni dei convogli tedeschi. La fucilazione avvenne lungo la strada dopo che il plotone di esecuzione compì il rastrellamento. Ancora oggi, per non dimenticare gli orrori della guerra, ogni anno, il primo maggio, la Via dei Partigiani viene percorsa a piedi dalla Marcia della Memoria.

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Il castello di Montalto di Cessapalombo

Arroccato su uno sperone visibile da qualche chilometro prima c’è il quarto castello pedemontano del Monte Fiegni: il castello di Montalto che annuncia l’ingresso nel comune di Cessapalombo, porta Nord all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L’incastellamento si sviluppò su di una Corte Benedettina preesistente all’anno Mille. Nel 1264 è sotto il dominio di Gentile da Varano, che forse, in quel periodo, vi fece aggiungere la rocca, mentre nel 1502 viene citata tra i possedimenti dei Borgia. Il suo profilo ancora oggi si staglia all’orizzonte benché gli antichi fasti sono un lontano ricordo. Le mura, la torre quadrata e l’ampio piazzale d’armi dominano sulla valle. Mentre sono ancora visibili i ruderi della cisterna con volta a botte ed il pozzo quadrangolare che serviva ad attingere acqua dalla sorgente. Nel borgo sottostante si evidenzia l’edificio seicentesco di Palazzo Simonelli, recentemente ristrutturato, che ora ospita un affascinante ostello con ristorante annesso e un’esposizione di attrezzi e foto dedicati all’antica arte dei carbonai ancora praticata nella zona. L’ostello è normalmente aperto da Aprile ad Ottobre e per gruppi numerosi anche durante il resto dell’anno. E’ comunque necessaria una prenotazione telefonica ai numeri 0733.1870712 – 331.9129854 – 338.9889440 (Antonello Andreani).

e-mail: info@palazzosimonelli.it – www.palazzosimonelli.it

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Il giardino delle farfalle

  08A poca distanza dal Castello di Montalto c’è un poetico luogo dedicato alle farfalle. Realizzato in collaborazione con il Comune di Cessapalombo, il giardino ha lo scopo di far conoscere, osservando le farfalle e le falene nel loro habitat naturale, le abitudini, il ciclo vitale ed i costumi di vita dei Lepidotteri. La struttura si compone di numerosi spazi e ambienti: il museo multimediale dedicato ai Lepidotteri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini denominato Farm Farfalla Museogiardino ed un giardino di 12000 mq, dedicato non soltanto a farfalle e falene, ma anche alle piante con particolare interesse per le piante spontanee, officinali ed aromatiche. La struttura è aperta da aprile fino a ottobre dalle 10-17 orario continuato dal mercoledì alla domenica. Luglio e agosto tutti i giorni. Da ottobre ad aprile è aperta su prenotazione. La visita è accompagnata da una guida. Per info Fabiana Tassoni 3402522383 – info@giardinofarfalle.it

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