Da Sarnano a Comunanza

Distanza: 22 km. – Asfalto: 8,05 km. – Sterrato: 8,73 km. – Sentiero: 5,22 km. - tempo di percorrenza: 7,30 ore - Difficoltà: facile

altezza massima: 656 mt. - Partenza: 530 mt. – arrivo: 450 mt. – dislivello(+): 720 mt. – dislivello(-): 800 mt.

Avvertenze

Tra Grassetti e Pianelle di Sarnano il sentiero di terra è spesso invaso dalle acque del torrente che spesso lo rendono gravido di fango e scivoloso. Dalla zona industriale di Amandola si transita sopra uno stretto e affilato ponte romano molto alto sulle acque del torrente e senza nessuna protezione laterale. Percorretelo molto attentamente. Da Monte Genco in direzione Comunanza il sentiero termina su campi coltivati. A quel punto guardatevi bene intorno e cercate la segnaletica tra le fronde degli alberi.

Descrizione

Da Sarnano si procede in discesa per via San Rocco, al termine della quale, dopo il ponte sul fiume Tennacola, inizia un sentiero che risale all’abitato di Morelli. Si attraversa l’abitato e, all’altezza di una piccola edicola votiva, si svolta a sinistra. Il cammino procede per strada sterrata fino a Grassetti (800 mt.), dove si imbocca l’antico sentiero dei Mercatali che si sviluppa per circa 1 km. Il sentiero si immette su altra strada sterrata nei pressi dell’abitato di Pianelle; voltare a sinistra e percorrere l’omonima contrada per 2 km. per poi girare stretto a destra su un’antica strada romana, con frequenti residui di acciottolato, che conduce alla frazione di Taccarelli (1,5 km.). Dall’incrocio di Taccarelli si prosegue diritto sulla strada che ritorna ad essere asfaltata ed entra in comune di Amandola. Si attraversano gli abitati di Le Piane e Casa di Carlo per entrare ad Amandola da via Aldo Moro. Attraversata la Statale 78 si sale per la strada che conduce al Convento dei Cappuccini che si costeggia sulla sinistra fino a rincrociare la provinciale. Attraversatala si entra nella piazza principale di Amandola. Da qui si scende in discesa per circa 50 mt. per prendere a destra una scalinata che si immette su via Pignotto che dopo 200 mt. diviene sterrato e che conduce al fondo valle del fiume Tenna. Si traversa un ponte romanico a schiena d’asino e si risale nell’altro versante raggiungendo gli stabilimenti della zona industriale di Piandicontro. Si traversa la Z.I. da ovest ad est per immettersi a destra su strada sterrata che dopo 200 mt. piega a sinistra e diventa sentiero. Si attraversa su ponte romano nascosto dalla vegetazione uno degli affluenti del Tenna per risalire il crinale collinare posto ad est della SS78 fino a raggiungere l’eremo Francescano della Madonna delle Grazie. Per strade sterrate si raggiunge l’abitato di Salvi e subito dopo l’abitato di S. Pietro in Castagna. Dalla piazzetta della chiesa si gira a sinistra e, oltrepassate due abitazioni rurali, si risale a destra per sentiero. Dopo 600 mt. al bivio si prende a destra su strada asfaltata per circa 500 mt. fino a raggiungere un incrocio: si procede a sinistra su strada asfaltata che poco dopo diventa sterrata per 2,9 km. Fino a raggiungere di nuovo l’asfalto che scende al bivio per Monte Genco. Si percorre la strada sterrata che sale fino all’abitato per 750 mt., dove si incontra a destra l’imbocco del sentiero che conduce all’ingresso del Comune di Comunanza.

Sarnano

10 SarnanoBorgo medievale diventato comune autonomo nella seconda metà del Duecento, conserva ancora diversi edifici di importanza storica come la chiesa di San Francesco, attigua al palazzo comunale, dedicata alla memoria della visita del Santo nel 1215. Nella Piazza Alta, primo nucleo dell’abitato, si affacciano il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Popolo (oggi Teatro della Vittoria), il Palazzo del Podestà e la chiesa di santa Maria di Piazza con all’interno notevoli opere d’arte. Il centro, arroccato ed edificato principalmente con pietra cotta (che fa del paese una sua caratteristica peculiare) ospita anche la pinacoteca comunale (dove sono conservati un Crivelli, un Pagani e un De Magistris), la biblioteca francescana, il museo delle armi antiche e moderne, del martello e quello dell’avifauna. Centro termale rinomato, offre una varietà di accoglienza tipica dei paesi ad alta vocazione turistica per via anche degli impianti sciistici di Sassotetto. Molte le chiese e le abbazie disseminate nel territorio, mentre i musei civici abbondano di collezioni private e di pregevoli opere non da ultimi i codici miniati e le pergamene del XIII sec. Importante centro per i pellegrinaggi testimoniato dai numerosi toponimi dedicati a San Giacomo, fra cui la Fonte San Giacomo, le cui acque salubri richiamavano numerosi viandanti anche in antichità.

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Nascita del comune di Sarnano

01 stemma sarnanoNel 1215 la comunità del nascente comune di Sarnano, volendosi sciogliere dagli obblighi feudali, unita per la prima volta dopo secoli, non riusciva a trovare un accordo sullo stemma da utilizzare. La disputa stava prendendo una brutta piega tanto da preoccupare San Francesco che era di passaggio. Il Poverello decise di sciogliere la lite con autorevolezza decidendo lui per tutti. Lo stemma primitivo era dunque un Serafino d’oro circondato da sei ali d’argento, legando così per sempre la storia di Sarnano all’Ordine dei Minori. Più tardi al Serafino si aggiungeranno una croce latina e tre gigli come tutt’oggi sono rappresentati nello stemma comunale. Ma solo 50 anni dopo la comunità vedrà riconoscersi il diritto di costituirsi Comune e sarà decisivo un evento particolare: il Cardinale Simone Paltinieri emana un ordine di comparizione rivolto a tutti i personaggi più in vista sostenitori dell’imperatore Manfredi. L’elenco è sorprendente per il gran numero e vede citato anche Rinaldo di Brunforte, signore dei territori sarnanesi. Non essendosi presentato, il Cardinale emette allora una serie di atti allo scopo di nuocergli. Scrive una lettera agli abitanti del castello di Rocca Colonnalta, (che ancora non si era confederata al nascente ma non ancora riconosciuto libero comune di Sarnano) sciogliendoli da ogni dipendenza dai Brunforte e invitandoli a costituirsi in comunanza. La nobile famiglia e i suoi feudatari più vicini vengono nominati traditori manifesti della chiesa. Il Cardinale riconosce il Comune di Sarnano con un documento che porta la data 1 giugno 1265 ancora conservato negli archivi comunali.

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Via dei Mercatali

02 Via dei MercataliArrivati a Grassetti, frazione di Sarnano, si imbocca una mulattiera di terra nel bosco. Quello che oggi potrebbe sembrare un anonimo sentiero in realtà è la via dei Mercatali, un’antica via utilizzata, soprattutto in epoca medievale, dagli allevatori di Sarnano e dintorni che andavano alla compravendita del bestiame che si svolgeva solitamente in un pianoro all’altezza del borgo di Pianelle. Ed era utilizzata anche in senso inverso dai mercanti di Amandola per raggiungere Sarnano dove si svolgeva fuori dalle mura la fiera annuale della zona pedemontana. Testimonianze di questa fiera, che si è svolta fino alla metà degli anni ’50, ci sono giunte tramite documenti risalenti ai Brunforte.

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Strada Romana

Nel percorso tra Sarnano e Amandola, degna di nota è l’antica strada romana salaria gallica, così denominata perché collegava la via del sale del Piceno all’ager gallicus (Senigallia, terra dei galli Senoni). Camminare nel bosco posando i piedi su un acciottolato romano, lungo una via sconosciuta anche a gran parte degli abitanti del territorio è un’esperienza significativa. Da notare la sua ascesa progressiva, senza strappi di pendenza, come le sedi ferroviarie di oggi, per permettere alle bestie da soma e da carro di procedere costantemente senza troppa fatica. Nonostante gli oltre duemila anni, questa strada mantiene in alcuni punti la sua forma originaria e ancora oggi viene utilizzata da qualche boscaiolo. Per costruire le strade i romani impiegavano tutte le scienze allora conosciute: i gromatici (antichi geometri), gli architetti, i libratores (manovalanza specifica). Questi ultimi scavavano la fossa (fino anche a 6 m di profondità) sulla quale venivano stratificati una serie di materiali tra cui sabbia, pietre, mattoni, sassi e lo stesso terreno di escavazione fino allo strato superficiale che veniva lavorato con il calcestruzzo, facendo attenzione a lasciare il centro della strada più alto per lo scolo delle acque.

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La leggenda dell’origine del nome Amandola

04 Fillise e DemofonteSecondo la leggenda, Fillide, figlia di Licurgo Re di Sparta, era andata in sposa al bel Demofonte, partito per la guerra di Troia. La guerra era terminata ma Demofonte tardava a tornare dall’amata, alla quale era giunta la falsa notizia che il suo sposo, invaghitosi di un’altra fanciulla, non si sarebbe fatto più vedere. Fillide disperata allora scappò dalla Grecia e giunse sui Sibillini, nel luogo dell’antico Castel Leone, si tolse la vita e il suo corpo si tramutò in un mandorlo, un grande albero, bello ma privo di foglie. Demofonte tornò a casa e, non trovando la donna amata decise di mettersi in sua ricerca. Giunto anch’egli a Castel Leone apprese della tragica fine di Fillide e altro non gli restò da fare che abbracciare il tronco di quel mandorlo che, per incanto, divenne subito frondoso e ricco di gemme. Da quel mandorlo antico, nato sull’altura di Castel Leone, prese il nome la città di Amandola.

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Amandola

05 AmandolaGiunti sulla sommità del colle del Convento dei Cappuccini si ha un’ottima visuale del centro storico di Amandola con il suo caratteristico impianto medievale. La cittadina, unico centro della provincia di Fermo attraversato dal Cammino francescano della Marca, considerata tra i principali centri del Parco Nazionale dei Sibillini, è comune dal 1249 ed è insediamento dai tempi longobardi. Tra i monumenti spiccano la chiesa di S. Agostino o santuario del Beato Antonio risalente al XV secolo, caratterizzata da un portale in stile gotico di ispirazione veneziana e la Chiesa di San Francesco, altro edificio romanico-gotico che conserva un portale e gli affreschi situati alla base del campanile. Nel chiostro sono ospitati il museo antropogeografico ed il museo della civiltà contadina dotati di applicazioni interattive. La domenica di Carnevale si festeggia il Carnevale de li Paniccià, soprannome dato agli amandolesi che anticamente si dedicavano alla tintoria delle stoffe (panni). Si tratta di una sfilata di gruppi mascherati e carri allegorici per le vie della città. Tesoro gastronomico di Amandola sono i rinomati tartufi bianchi. La confraternita di S. Nicola mette a disposizione dei pellegrini una grande sala con cucinino e 40 posti letto previo contatto telefonico col Priore Valerio Carucci 333.1398699

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Mulino fortificato, Ponte romanico e Ponte romano

06 Ponte romanico sotto AmandolaUsciti da Amandola, in direzione Ascoli Piceno, si torna a percorrere la salaria gallica incontrando un mulino fortificato di strategica importanza per l’economia rurale e di pregevole fattezza architettonica. Questo presidiava la strada d’accesso alla città, le riserve idriche, i silos di grano e il vicino ponte. Non abbiamo documenti su chi avesse in custodia il mulino ma è plausibile l’ipotesi che fosse un Ordine Cavalleresco. Il ponte romanico del XIII sec. che si attraversa subito dopo, si erge su un piccolo canyon scavato dal fiume Tenna. Ancora in ottime condizioni è, come tutti i ponti di questo periodo, costruito a schiena d’asino. Emozionante è l’affaccio sulle turbolente acque del fiume che scorrono molto più in basso. Si racconta che su questo ponte sia avvenuto uno dei miracoli del beato Antonio di Amandola, quando una compagnia di ventura proveniente da Comunanza stava per assalire il paese. Il Beato apparve all’improvviso in tutto il suo splendore, facendo arrestare i cavalli sul ponte e consentendo alle truppe amandolesi di passare all’attacco e respingere gli invasori. Il successivo ponte che si incontra, nascosto dalla vegetazione e dall’accumularsi della terra, era uno dei ponti romani della salaria gallica. Per il suo attraversamento si raccomanda la massima prudenza: alcuni crolli, la mancanza di ringhiere di sicurezza e la sua aerea e sottile linea di passaggio lo rendono pericoloso.

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Eremo dell’Incarnazione e Chiesa di San Pietro

07 Eremo dell'IncarnazioneL’attuale Eremo dell’Incarnazione, meglio conosciuto come chiesa della Madonna delle Grazie, è nato come edicola sacra nel XIV sec divenendo presto chiesa e poi romitorio. Nel XIX sec., quando venne costruita la variante stradale, cadde in disuso e fu abbandonato. Soltanto all’inizio di questo millennio è stato ristrutturato e da pochi anni è custodito da un eremita diocesano. L’accoglienza, sia fisica che spirituale, è di alto livello. Fra’ Emanuele è sempre disponibile per chi vuole condividere la vita eremitica in stile francescano ed ha messo a disposizione una piccola foresteria per non più di quattro pellegrini offrendo vitto e alloggio a offerta libera. E’ obbligatoria comunque la prenotazione per tempo al 333.6975086.
Poco dopo l’eremo, entrando in comune di Comunanza e quindi in provincia di Ascoli Piceno, si incontra la chiesa di San Pietro in Castagna. E’ una chiesa fondata nel periodo longobardo (IX sec). I bassorilievi in arenaria che abbelliscono il portale sono un classico esempio del pregevole stile di quel periodo.

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Birrificio artigianale Le Fate

08 Birrificio Le FateGiunti al centro della città di Comunanza tappa cult è la visita al birrificio artigianale Le Fate. I proprietari di questa realtà imprenditoriale, oramai celeberrimi in tutto il Piceno e nelle più grandi fiere di settore, sono amici e sostenitori del Cammino Francescano della Marca e rinfrancano volentieri le secche ugole dei pellegrini in transito. Si sono imposti al pubblico per l’estrema competenza e per la bontà delle loro birre che non sono soltanto “prodotti” ma sane bevande da degustare mentre si raccontano le antiche storie del Guerin Meschino da cui sono tratti i nomi delle bottiglie. L’utilizzo delle acque dei Monti Sibillini e dei cereali coltivati nella loro azienda caratterizzano il birrificio e lo legano a doppio filo con il territorio. Per info e contatti www.birrificiolefate.it

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